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Storia

Cerniera tra il paesaggio naturale, umano e storico del mondo padano e quello alpino, l’area di Rivoli occupa la testata della collina morenica nata dalle glaciazioni Mindeliana e Rissiniana (fino a 355.000 anni fa). Abitata nei luoghi elevati già nel Medio Neolitico (ritrovamenti di asce, coppelle, petroglifi), la zona conosce poi l’occupazione dei Taurini, tribù di ceppo celto-ligure che crea embrionali forme urbanizzate. Ancora graduale ma densa di progettualità, si fa l’antropizzazione con i romani: nel I sec. a. C. la zona che giunge fino ad fines (confine con i territori di Re Cozio, l’attuale Drubiaglio, in territorio di Avigliana) viene popolata e divisa in poderi da coloni centroitalici, e poi annessa alla XI Regio augustea, capoluogo Augusta Taurinorum (Torino).
Per Rivoli passa la Strada delle Gallie, che si diparte da Porta Secusina per inoltrarsi fra le Alpi: lungo essa, come attestano quasi due secoli di ritrovamenti archeologici, si sviluppano densi gli insediamenti umani. E non appena, con l’incrinarsi della solidità dell’impero, la sua importanza commerciale vien scalzata da quella strategico militare , il territorio di Rivoli vede frequenti passaggi di eserciti ed è teatro nel 312 della battaglia fra le truppe di Costantino e Massenzio. La transizione dal Tardo Antico al Medio Evo vede in loco il potenziamento delle strutture difensive al vecchio limes (confine) ed il congelarsi delle attività agrarie nella economia chiusa del latifondo. Anche lo stanziamento longobardo (568), con l’esercizio delle armi e il disinteresse per l’agricoltura, si sovrappone in modo parassitario alle vecchie strutture economiche senza intaccarne il modello. A riprova, la scarsa incidenza di toponimi germanici e il persistere di quelli che designano in forma permanente il nome del proprietario del fondo (Iuliascum, Maliascum, Lisiniascum, ecc.).
Dalla fondazione dell’avamposto dell’Abbazia di Novalesa (726) alla definitiva vittoria delle Chiuse sui Longobardi (773), i Franchi di Carlo Magno introducono il controllo di conti e marchesi (X sec., con la famiglia degli Arduinici). Sorgono ben presto contrasti tra i Vescovi di Torino e gli Arduinici per interessi di patrimonio fondiario, al punto che nel 996 il vescovo Amizone si fa confermare dall’imperatore Ottone III il possesso della curtis di Rivole, il cui nome rinvia alla posizione elevata sulle ripulae (rive) della Duria Minor, la Dora Riparia. I poteri a Rivoli fra Alto e Basso Medioevo sono ripartiti fra vescovado, Capitolato Cattedrale e monasteri (S. Michele della Chiusa, Novalesa): intorno all’organizzazione politica, religiosa ed economica delle pievi (chiese battesimali rurali) da essi controllate, si aggregano (X-XI sec.) insediamenti sparsi, che in gran parte continuano quelli tardo-antichi: Marconada, Govone, Collo Conziato, Ovorio, S. Martino ai Campi, Lisignasco, S. Salvario, Maiasco, San Paolo, Deserti, Divilliana e altri, dominati da un castrum alla sommità della collina. Ai piedi del Castrum si sviluppa un piccolo burgus dal tessuto viario ortogonale: del XIII secolo è l’espansione del Borgo Nuovo. Intorno alle famiglie locali prendono forma gli organi rappresentativi del Comune, che segnano l’arretramento del potere vescovile in favore dei Savoia.
Le basi della struttura politica e sociale della Rivoli moderna vengono poste col riconoscimento dei Savoia come nuovi Signori del Castello (1247) e con la consacrazione della grande chiesa urbana di Santa Maria della Stella (1299). Lo spazio urbano è nei secoli XIV-XVI cinto da mura e fittamente edificato a dimore turrite; la campagna circostante, adibita a pascolo, colture cerealicole e viticole, conosce un sensibile progresso con la costruzione della Bealera di Rivoli, importante canale irriguo tracciato nel 1310.
Le presenze di corte al Castello sono molto frequenti con Amedeo VI "il Conte Verde" (1334-1383), che vi convoca il Consilium Principis. La prima metà del Cinquecento vede la guerra per la successione al Ducato di Milano tra la Francia ed i Savoia: l’abitato è messo a sacco più volte e assoggettato al ferreo giogo francese. Dall’altro canto la città è spopolata dalle pestilenze del 1563 e del 1629-30 e flagellata negli anni 1690-96 dalle scorrerie delle truppe coinvolte nella guerra di Successione Spagnola.
Nel 1713 col trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II è creato Re di Sicilia (poi di Sardegna) ed il territorio viene disseminato di simboli tangibili della centralità del nuovo stato assoluto: la costruzione dello stradone di Francia che collega direttamente Rivoli con la capitale viene coronata dalla progettazione d’un nuovo, più sfarzoso palazzo sulle ceneri di quello distrutto.
Dopo la parentesi napoleonica, la Restaurazione (1814) ripristina antichi equilibri. Il collegamento con Torino viene regolarizzato dal 1835 tramite omnibus e poi con con la Ferrovia Economica Colli (1871, elettrificata nel 1910).
Con lo sviluppo industriale della prima metà del Novecento, la durevole staticità demografica è risucchiata in una vera e propria impennata e nel secondo dopoguerra la crescita urbana a macchia d’olio risponde a un esponenziale incremento di popolazione con intensi movimenti migratori da altre regioni italiane.



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