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Casa del Conte Verde

 

 

La denominazione risale alla fine del trecento, il secolo del conte Amedeo VI di Savoia (detto il Conte Verde) che fece di Rivoli la sua dimora di elezione. Nell’edificio sono leggibili tutte le funzioni assolte nel basso medioevo da un edificio privato a destinazione mista residenziale e commerciale.
La distribuzione costruttiva risponde ad una rigida separazione gerarchica e sociale: al piano terreno, porticato in cotto con volte a crociera oggi murato, avevano sede le botteghe (soffitti a cassettoni).
Al piano nobile l’abitazione padronale: cuore della casa l’ampio salone (solarium); antichi balconi si affacciano sul giardino interno.
All’ultimo piano, l’altana o loggia di servizio, aperta su pilastrini circolari. Sulla facciata ci sono le decorazioni in cotto che ornano gli archi ogivali del portico e le formelle della fascia marcapiano: elementi floreali e narrativi altrove ricorrenti in Piemonte (Gaglianico, Carmagnola, Alba) associati ad altri di stile schiettamente gotico, suggeriscono contatti fra artefici locali e d’oltralper. L’edificio di proprietà comunale è stato interamente ristrutturato e destinato a spazio espositivo.

Casa del Conte Verde - Via F.lli Piol 8
Tel. 011.956.30.20

info@casadelconteverde.it

Lavori di recupero

L’edificio detto "Casa del Conte Verde", è stato acquisito dall’Amministrazione Comunale tra il 1980 e il 1982. Le condizioni di conservazione, al momento dell’acquisizione, erano precarie con una situazione di grave dissesto e degrado per l’obsolescenza dei materiali utilizzati per la costruzione, per gli usi vari ed impropri subiti dall’edificio nel corso del tempo e per l’assoluta mancanza di manutenzione.
Nell’edificio erano evidenti i danni provocati dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto, che avevano danneggiato gravemente il sistema costruttivo murario e le strutture lignee.
La progettazione del recupero e del restauro dell’edificio trecentesco, affidate nel marzo del 1982 all’architetto Andrea Bruno, venne approvata dal Consiglio Comunale nel giugno del 1986.
Il primo lotto dei lavori, affidato all’impresa Gaudino & Comoglio di Torino nel dicembre del 1987, aveva lo scopo preciso di consolidare l’edificio e di bloccarne il degrado con il rifacimento del tetto.
Questo intervento ha consentito altresì di proteggere la parte strutturale orizzontale, costituita dai solai lignei di cui erano rimaste, per quanto pesantemente danneggiate, le travi portanti e l’orditura a travetti. Alcuni elementi lignei furono riscoperti durante i lavori di consolidamento dell’edificio, in quanto occultati da strati sovrapposti di lavorazioni nel corso degli interventi edilizi che la Casa ha subito.
La progettazione del secondo lotto dei lavori, è stata affidata all’architetto Tullio Casalegno. L’impresa appaltatrice dei lavori, Edilizia Subalpina di Saluzzo, ha realizzato, a partire dal dicembre del 1996, l’eliminazione delle stratificazioni ancora presenti nell’edificio, il recupero della facciata e la messa a norma dello stesso.
L’orditura della parte lignea è stata recuperata dalla Società Cooperativa Incontro Produzione Lavoro che, con l’utilizzo del legno originale, ha restaurato i cassettonati. Non è stato possibile ripristinare tutti i soffitti in cassettonato per le pessime condizioni di parte del legname recuperato; tali parti sono state quindi realizzate in cartongesso.
La società Rava & C. Restauro Opere d’Arte di Torino ha effettuato i restauri relativi alla facciata, comprese le formelle e le parti decorate in cotto. L’intervento, per ragioni conservative e di consolidamento, ha mantenuto visibile la differenza tra l’originale e gli elementi inseriti ex novo.
Grazie a tutti questi interventi l’edificio è stato riaperto al pubblico e diverrà sede dell’Archivio Storico della Città e di museo etnografico e potrà essere utilizzato per conferenze e seminari di studio.

 



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