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Antiche famiglie rivolesi


Chi non hai mai provato la curiosità di conoscere il proprio albero genealogico? La memoria ci supporta ben poco in questo caso, riuscendo a risalire ai bisnonni, tutto al più ai trisavoli. Ricostruire però i legami di parentela tra i membri di una o più famiglie fino al capostipite comporta uno sforzo maggiore della semplice memoria. 
Il desiderio di conoscere la propria stirpe può nascere anche da un’esigenza diversa dalla pura curiosità, come nel caso di quei discendenti di italiani emigrati all’estero, in particolare nell’America del Sud, che al fine dell’ottenimento della cittadinanza italiana negli ultimi vent’anni hanno inoltrato la richiesta di ricerche di carattere anagrafico a scopo storico-genealogico. 
 
Un progetto di banca dati storica della popolazione 
Per soddisfare tutte queste richieste, ma anche per evitare il degrado della documentazione a causa della continua consultazione, il Servizio archivistico del Comune di Rivoli ha intrapreso da circa tre anni un lavoro di trascrizione dei dati anagrafici per costituire una banca dati sugli archivi della popolazione rivolese, seguendo la metodologia ideata da Silvano Ferro.
Secondo tale metodo i dati anagrafici registrati dai comuni e dalle parrocchie sono trascritti in un data base informatico che consente di inserire i dati delle popolazioni vissute a partire dal Cinquecento fino ad oggi. Si tratta di una metodologia che si può applicare alle ricostruzioni genealogiche delle famiglie, ma anche alla ricostruzione storica delle singole comunità, allo studio statistico e demografico, ecc. 
Per archivi della popolazione si intendono i registri degli atti dello Stato Civile dei comuni (nascite, matrimoni e morti) e i registri degli atti di battesimo, matrimonio e morte delle parrocchie, che si conservano tuttora rispettivamente presso i comuni e le parrocchie. 
Partendo da una banca dati base, ottenuta dalla mera trascrizione con la stessa ortografia del documento, rispettando maiuscole, minuscole, le abbreviazioni eventualmente sciolte, il testo originale in latino, in francese, in dialetto, ecc., mediante un successivo lavoro di standardizzazione delle informazioni inserite e di applicazione di filtri (ad es., per ragioni di riservatezza, non sono pubblicati i dati relativi alle adozioni), si elabora una banca dati avanzata consultabile da remoto cliccando sul link "Banca dati storica della popolazione" nel sito web del Comune di Rivoli che dà accesso al portale Internet su cui sono pubblicati i dati. 
La trascrizione, tuttora in corso, dei dati anagrafici contenuti nei registri conservati presso l’Archivio storico comunale è stata eseguita scrupolosamente da un gruppo di volontari (Giancarlo Alessandretti, Giovanni Bonino, Guido Corino, Luciana Perin e Andrea Pioli). L’arco cronologico interessato in questa prima fase del progetto va dal 1866 al 1899, benché finora siano stati trascritti in modo completo (nascita, matrimonio e morte) soltanto i registri dal 1866 al 1874, con qualche lacuna dal 1875 al 1891 e dal 1895 al 1896. Nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, nonché dei codici deontologici degli archivisti e dei ricercatori per scopi storici, si è deciso di escludere gli ultimi settant’anni (anzi, per maggiore cautela, ci si fermerà al 1900). 
Se l’obiettivo a lunga scadenza del progetto mira a informatizzare anche i registri delle parrocchie di Rivoli da metà Cinquecento sino al 1899, l’obiettivo che ci si è posti per il breve termine è il completamento della trascrizione degli atti di stato civile del comune a partire dall’istituzione dello Stato Civile (1866) sino al 1899, quindi dei registri parrocchiali dal 1838 al 1865, magari con l’aiuto di nuovi trascrittori. 
 
 
Sfogliando i registri, interrogando la banca dati... 
Presso l’Archivio storico del Comune di rivoli si conserva la serie degli atti di nascita, matrimonio e decesso (naissances, mariages, decès) risalenti allo stato civile napoleonico (1804-1814), in francese. 
Si trovano poi i registri parrocchiali di nascita/battesimo, matrimonio e morte prodotti dal 1838 al 1865 dalle singole parrocchie (S. Maria della Stella, S. Martino, S. Bartolomeo e Cappella battesimale della Beata Vergine in Tetti Neirotti). Le tre tipologie si distinguono esteriormente per il diverso colore della copertina: verde per le nascite, rosa per i matrimoni, nero per i defunti. Sono costituiti da appositi formulari a stampa che venivano di volta in volta compilati dal parroco, sono redatti in duplice copia (una copia era infatti trasmessa al comune) e terminano annualmente con un "verbale di chiudimento di registro". I registri di nascita sono allo stesso tempo registri dei battesimi, dal momento che il sacramento veniva annotato subito dopo la nascita o dopo pochissimi giorni. 
Dal 1866 gli atti di stato civile sono interamente redatti a mano, benché si riproponga molto similmente il formulario utilizzato dai parroci. Un decennio più tardi sono utilizzati registri prestampati. Nei comuni solitamente era il sindaco o, in sua vece, l?assessore anziano, che svolgeva funzioni di ufficiale di stato civile, alla presenza di due impiegati comunali che fungevano da testimoni.
Sfogliando i grandi volumi di stato civile o consultando la banca dati storica emergono informazioni interessanti. Alcuni fatti si possono riscontrare anche nei registri di altri comuni a testimonianza di eventi o consuetudini di quel periodo storico, come l’elevato numero di figli per famiglia, l’alta mortalità infantile, la causa di morte per parto tutt’altro che isolata, cognomi e nomi di persone che variano in tutto o in parte dal momento della nascita a quella del matrimonio e della morte, ripetitività dei nomi di generazione in generazione, largo utilizzo di nomi usuali o di soprannomi al posto del nome completo attribuito alla nascita (un esempio per tutti: Domenico Neirotti, detto il "principe", morto nel 1866 a trentanove anni), registrazioni talvolta poco comprensibili, prevalenza delle professioni legate all’attività agricola. 
Tali registri permettono anche di conoscere gli antichi mestieri (pristinajo ovvero panettiere, serragliere ovvero fabbricante di chiavi e serrature, minusiere ovvero falegname nel minuto cioè di "fino" in opposizione al carpentiere, carrettiere, guantaia, sarto/sarta, cappellaio, cestaio, ecc.), alcuni dei quali sono legati alle peculiarità e alle risorse del territorio.
A questo proposito si annovera il mestiere del mugnaio ai mulini angloamericani, mulini dislocati in località Bruere che utilizzavano una tecnologia di macinazione angloamericana, o del tagliatore in lime, professione evoluta probabilmente nell’attività svolta prima dalla Filut (Fabbriche italiane di lime e utensili), fondata nel 1906 da Oreste Sartirana, poi dalla Filp (Fabbrica italiana lime di precisione), che dal 1924 al 1986 fabbricava e commerciava in lime, raspe, utensileria e lame ad uso industriale. Curiosa la presenza del "benestante", considerato alla stregua delle altre professioni. 
Altri dati interessanti possono dedursi dalla frequenza di certi cognomi e dalla loro diffusione o concentrazione nel territorio rivolese. Nei registri finora consultati numerose sono le occorrenze relative, nell’ordine, alle famiglie Neirotti, Tenivella, Morra, Ferrero, Bonino e Giardino.

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