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Pashedu, un artista al servizio del faraone - L’arte egizia incontra l’arte contemporanea

Mostra al Museo Casa del Conte Verde dal 25 gennaio al 30 marzo 2014

 

Pashedu, un artista al servizio del faraone


L’arte egizia incontra l’arte contemporanea


A cura di Donatella Avanzo


25 gennaio - 30 marzo 2014



Museo Casa del Conte Verde
Via Fratelli Piol, 8 – 10098 Rivoli (To) 011.9563020

 

 



Orari:
da martedì a domenica 10:00-13:00/15:00-19:00
lunedì: chiuso


Organizzazione:
Assessorato alla Cultura Comune di Rivoli, UNITRE Sede di Rivoli

La mostra “Pashedu, un artista al servizio del faraone”, a cura della dott.ssa Donatella Avanzo, propone a Rivoli la perfetta ricostruzione in scala 1:1 della tomba di Pashedu, il cui originale si trova nella necropoli del villaggio egiziano di Deir-el-Medina, nei pressi di Luxor, l’antica Tebe. La copia, realizzata con una tecnica innovativa, brevettata da Gianni Moro, che garantisce una qualità assoluta fin nella resa dei particolari più minuziosi, riproduce esattamente la camera funeraria, sotterranea, l’ipogeo, destinato ad ospitare la mummia di Pashedu, mentre la struttura soprastante, a vista, culminante nella piramide, realizzata da Renato Ostorero costruttore di scenografie, viene ora presentata al pubblico in Piazza Martiri della Libertà.


Ma chi era Pashedu? Era un residente di Deir-el-Medina, un villaggio dell’antico Egitto abitato esclusivamente dagli artigiani, dalle maestranze edili e dagli artisti, tra cui i pittori, addetti alla costruzione e alla manutenzione delle tombe degli antichi Re, tra la XVIII e la XX dinastia, cioè tra il 1540 e il 1070 a. C. Per questo non ci si deve stupire dell’alta qualità del monumento (costruito durante il regno di Ramesse II, 1279-1213 a. C.) presente in una necropoli apparentemente di minore importanza, in cui, invece, non mancano numerosi altri edifici funebri di grande pregio artistico, come è il caso, ad esempio, delle scene campestri e pastorali delle altrettanto note tombe di Sennedjem, Ipui e Inherkha.


La mostra “Pashedu, un artista al servizio del faraone”, ora a Rivoli, proviene in origine dal Museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo (TV) e, dopo le recenti esposizioni presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e il Museo della Centuriazione Romana, a Borgoricco (PD), al Museo Casa del Conte Verde viene affiancata, sempre a cura di Donatella Avanzo, da un secondo evento artistico, indicato quasi come un sottotitolo: L’arte egizia incontra l’arte contemporanea.


Qui occorre fare un passo indietro nel tempo e ricordare che alle origini del torinese Museo Egizio, il primo oggetto “egittizzante” giunto in città è la Mensa Isiaca; fu acquistata a Roma per conto di Carlo Emanuele I nel 1630. Oltre un secolo dopo, tra il 1757 e il ’59 Carlo Emanuele III incarica Vitaliano Donati di reperire oggetti antichi in Egitto per il Museo della regia Università di Torino; dopo l’acquisto della collezione di Bernardino Drovetti, messa assieme in età napoleonica, tocca proprio a Ernesto Schiaparelli (1856 - 1928), torinese d’origine biellese, direttore del Museo Egizio dal 1894 al 1928 e docente di egittologia all’Università di Torino, dirigere le prime campagne di scavo, tra il 1905 e il 1909, a Deir-el-Medina.

L’incontro con l’antichità egizia è dunque un evento culturale di lunga data, che origina in epoca moderna e prosegue in età contemporanea, fino a noi e oltre.

Per questo, in mostra, accanto ad un bel gruppo di opere di artisti contemporanei – e molti giovani - non potevano mancare alcune testimonianze scalate nel tempo, a cominciare da quella Cleopatra, una coinvolgente tela tardomanierista sorprendentemente attribuita a Francesco Salviati (1510 – 1563), per proseguire, in avanzato secondo Ottocento con Offerte al tempio, del torinese Ludovico Raymond (1825 – 1898), fino alla Figura femminile e a Il sogno del faraone, dello scultore Angelo Saglietti (Torino 1913 – 1979), quest’ultima accompagnata da una preziosa scheda critica di Gian Giorgio Massara.

Le opere contemporanee – grafiche, fotografie, ceramiche, dipinti e tecniche miste di Silvana Alasia, Candido Bergeretti Cavion, Tin Carena, Piero Della Betta, Silvia Gariglio, Nicoletta Nava, Fabrizio Roccatello, Giuseppe Tecco, Valeria Tomasi e Massimo Voghera – che accompagnano in mostra il percorso espositivo che dalla camera funeraria, attraverso la grande composizione Mertseger.

Colei che ama il silenzio di Giuliana Cusino, conduce alle sale espositive, possono essere suggestivamente poste sullo stesso piano e in aperto dialogo creativo con gli antichi ostraka di Deir-el-Medina, o con i “papiri satirici”, “segno di un nuovo tipo di cultura, ignaro ormai delle aristocratiche idealizzazioni e dei loro gelidi toni distaccati, disposto ad accettare il quotidiano
in tutte le sue forme come tema della rappresentazione” (Sergio Donadoni, L’Egitto, Torino 1981, p. 231).

Paolo Nesta


Con il contributo di:


GM Arredamenti di Gianni Moro, Comelec s.r.l. di Roberto Rubiola, Sig.ra Laura Saglietti, Galleria Aversa, Città di Avigliana, Sig. Giacomo Lovera


Con la collaborazione di:
Prof. Alessandro Roccati - Accademia delle Scienze di Torino, Prof. Emanuele Ciampini –
Università Ca’ Foscari di Venezia, Prof. Gian Giorgio Massara, Dott.ssa Silvana Cincotti, Lorella
Colombino, Riccardo Cusino, Osvaldo Falesiedi, Dott. Roberto Fiore, Nadia e Hamid Haghighi,
Gianni Sala, Livio Secco, Isotest s.r.l.


Con la partecipazione di:
Associazione culturale “Arte per Voi”, Associazione culturale “Scealta-SI”, Gruppo Antica Persia

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